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11. Sergio

La mattina seguente, l'aria in camera da letto era densa, quasi irrespirabile per la tensione sessuale che aleggiava tra i due. Giulia non aveva alcuna intenzione di essere discreta. Mentre Mauro finiva di allacciarsi la camicia, lei scelse il suo outfit con una deliberazione quasi crudele. Indossò un vestitino di seta nera, cortissimo, che arrivava a malapena a metà coscia e presentava una scollatura così profonda da rendere superfluo qualsiasi tentativo di copertura.

Senza reggiseno, le sue enormi tette oscillavano liberamente sotto il tessuto leggero; i capezzoli, già turgidi per l'eccitazione dei suoi pensieri, spingevano con prepotenza contro la seta, disegnando due cerchi evidenti che gridavano disponibilità. Sotto il vestito, Giulia non indossava nulla se non un filo interdentale di pizzo rosso che spariva tra le natiche del suo sedere, lasciando la sua fica completamente esposta a ogni minimo movimento.

Mauro si fermò a guardarla, il respiro che diventava affannoso. La vedeva lì, così vulnerabile eppure così provocante, consapevole del potere che quel corpo esplosivo esercitava. Nella sua mente, l'immagine di Sergio, l'uomo robusto e sporco di grasso, che sarebbe entrato in quella casa tra pochi minuti, scatenò un'ondata di eccitazione violenta. Immaginò le mani callose del meccanico che strappavano quella seta nera, che afferravano quelle tette smisurate per schiacciarle contro un torace massiccio, mentre lui la possedeva con la rozzezza di chi non chiede permesso.

Giulia si avvicinò a lui, il profumo della sua pelle mischiato a un leggero aroma di eccitazione. Non dissero una parola; non ce n'era bisogno. Si abbracciarono con una forza quasi disperata, le mani di Mauro che scivolarono istintivamente sotto l'orlo del vestito per stringere le natiche di lei. Si scambiarono un bacio profondo, bagnato, un bacio che sapeva di complicità e di tradimento concordato. Le lingue si intrecciarono con voracita', mentre Giulia gemeva contro le sue labbra, sentendo il cazzo di Mauro, durissimo come una pietra, premere contro la sua pancia.

Quando Mauro uscì di casa per andare al lavoro, lo fece con il cuore che batteva all'impazzata e l'erezione che tendeva i pantaloni al limite della rottura. Sapeva che stava lasciando la sua donna in mano a un predatore, e l'idea lo faceva quasi impazzire di piacere.

Giulia rimase sola, il silenzio della casa interrotto solo dal battito accelerato del suo cuore. Si sentiva bagnata, il succo della sua eccitazione che colava lungo le cosce, rendendo il pizzo rosso inzuppato. Quando il campanello suonò, un brivido elettrico le attraversò la schiena.

Aprì la porta e si trovò davanti Sergio. L'uomo indossava ancora la canottiera sporca e i pantaloni da lavoro macchiati di olio. Non appena i suoi occhi incontrarono Giulia, il meccanico rimase senza fiato. Lo sguardo di Sergio scivolò immediatamente verso il basso, fissando quelle due montagne di carne che sussultavano a ogni respiro di lei. Le pupille dell'uomo erano dilatate, l'espressione quella di un animale che ha appena trovato la preda.

"Buongiorno, Sergio," sussurrò Giulia, la voce roca, mentre inarcava la schiena per offrire ancora di più il suo seno. "Vuoi entrare? Ti offro un caffè prima di prendere la macchina."

Sergio non rispose subito. Guardò Giulia negli occhi, poi di nuovo le tette, e un sorriso malizioso e dominante gli incurvò le labbra. "Un caffè... sì, un caffè lungo mi farebbe proprio piacere," rispose con una voce che era diventata un ringhio gutturale.

Non appena varcata la soglia e chiusa la porta, la tensione esplose. Sergio non aspettò nemmeno di arrivare in cucina. Con un movimento brusco e deciso, afferrò Giulia per i fianchi e la spinse contro la parete dell'ingresso. Il contrasto era brutale: la seta delicata di lei contro il tessuto ruvido e sporco dei vestiti di lui.

"Ma guarda che troia sei," ringhiò Sergio, la voce carica di volgarità. "Ti sei vestita così apposta per me, vero? Sapevi che sarei venuto a prenderti, cazzo!"

Senza darle il tempo di rispondere, Sergio afferrò una delle sue enormi tette e la strinse con una forza quasi dolorosa, schiacciandola nel palmo della mano sporca di grasso. Giulia emise un urlo di piacere, la testa che ricadeva all'indietro contro il muro. L'odore di olio motore, sudore e maschio dominante la travolse, mandandola in corto circuito.

"Voglio vedere queste tette, subito!" ordinò lui, strappando lo scollo del vestitino con un gesto violento. La seta si lacerò, liberando le due sfere bianche e turgide che rimbalzarono liberamente. Sergio le divorò con lo sguardo prima di chinarsi a morderle i capezzoli con ferocia, lasciando segni rossi sulla pelle delicata.

Giulia gemeva, le gambe che cedevano, mentre sentiva la mano di Sergio scivolare sotto il vestito, strappando via il perizoma rosso con un unico, deciso strattone. Quando le dita callose e sporche di grasso entrarono nella sua fica, già spalancata e bagnatissima, lei gridò, inarcando il bacino.

"Sei una puttanella bagnata, eh? Guarda come coli!" esclamò Sergio, ridendo in modo volgare mentre le infilava due dita con forza, allargandola.

L'uomo si sbottonò i pantaloni con urgenza, liberando un cazzo enorme, venato e pulsante di desiderio. Non ci fu alcun preliminare romantico. Sergio sollevò Giulia, le gambe di lei che si avvolsero istintivamente intorno alla sua vita robusta, e con una spinta brutale e secca, si infilò dentro di lei fino in fondo.

Giulia spalancò gli occhi, un gemito soffocato che le morì in gola. Era stata aperta in due. Il cazzo di Sergio era massiccio, molto più di quanto fosse abituata, e la riempiva completamente, toccando punti che non sapeva nemmeno esistessero.

"Prendi tutto questo cazzo, troia! Goditi il grasso del meccanico!" urlava Sergio, iniziando a scoparla con una foga bestiale. Ogni spinta era un colpo sordo, un impatto violento che faceva sussultare le tette di Giulia in modo frenetico.

Lui non aveva pietà. La girò di schiena, schiacciandola contro il mobile dell'ingresso, e continuò a pomparle dentro con colpi rapidi e profondi, insultandola, chiamandola "cagna" e "puttana" mentre le mordeva la nuca. Giulia era completamente travolta, persa in un vortice di sensazioni primordiali. Il sapore di lui, l'odore di officina, la brutalità dei suoi movimenti la stavano portando verso un orgasmo che sembrava non avere fine.

Sentì le pareti della sua vagina contrarsi violentemente attorno a quel membro enorme. Sergio sentì che lei stava per cedere e accelerò il ritmo, diventando ancora più selvaggio, quasi crudele. "Sborra per me, puttana! Sborra mentre ti scopo!"

Con un ultimo, potentissimo colpo che la fece quasi staccare da terra, Sergio gridò e si riversò dentro di lei. Giulia sentì l'ondata di sperma caldo e abbondante che riempiva ogni centimetro della sua fica, un'invasione totale che la lasciò tremante e svuotata.

Sergio rimase un istante ancora unito a lei, ansimando pesantemente, prima di sfilarsi con un suono viscido. Giulia scivolò a terra, le gambe aperte, il vestito strappato e il liquido di entrambi che colava lungo le cosce, mentre fissava il soffitto con gli occhi persi, completamente sottomessa a quella violenza carnale.

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