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Il direttore di banca 2
Antonio non resistette. Con le dita che tremavano, cliccò sull’email successiva. Il testo di Sabina si aprì immediatamente, volgare e dettagliato come sempre.
«Cara amica, ti devo raccontare tutto dell’incontro in banca. Avevamo fissato per venerdì a pranzo. Il direttore mi aveva chiamato al telefono con la voce roca per l’eccitazione e mi aveva detto che quel giorno la filiale sarebbe stata chiusa dopo le 13. “Così possiamo scoparti a lungo, vacca tettona. Una puttana come te ha bisogno di tanto cazzo. Prenderemo anche il viagra per non deluderti”. Mi aveva ordinato di vestirmi in modo osceno, veramente vergognoso, e di avere la fica completamente depilata. Io ero già bagnata solo a sentirlo.»
Antonio sentì il sangue pulsargli nelle tempie. Lesse le parole di Sabina con il cazzo che gli doleva dentro i pantaloni, duro e traditore. Continuò.
«Arrivai alla banca già eccitatissima, la fica depilata che colava dentro la minigonna. Indossavo una camicetta bianca così trasparente che si vedevano i capezzoli duri, senza reggiseno, e una gonna che copriva a malapena il culo. Il direttore era lì con un suo collaboratore: un giovane alto, palestrato, con un cazzone enorme che gli tirava già i pantaloni. Appena mi videro mi chiamarono troia e vacca tettona. “Guarda che tette da mungere, porca”, disse il giovane mentre mi strizzava un capezzolo. Io mi bagnavo ancora di più.»
Antonio deglutì, la gelosia che gli stringeva lo stomaco mentre il suo uccello pulsava. Sabina descriveva tutto senza filtri.
«Mi fecero subito inginocchiare. Succhia i cazzi, troia. Li ciucciai entrambi, uno dopo l’altro, leccando e ingoiando fino in gola. Poi mi misero a pecorina sul tavolo dell’ufficio e mi scoparono tra le tette, il cazzo del giovane che mi schiacciava le tettone enormi mentre il direttore mi sbatteva la bocca. La fica era fradicia. Mi aprirono le gambe e mi fotterono in fica uno alla volta, poi insieme. Doppie penetrazioni brutali: uno mi riempiva il culo mentre l’altro mi sfondava la fica. Urlavo come una vacca in calore, il corpo che si contorceva schiacciato tra quei due maschi bestiali. Mi dicevano di continuo “troia”, “puttana tettona”, “vacca da sborra”. Venni urlando più volte, la fica che contraeva sui loro cazzi enormi.»
Il respiro di Antonio si fece pesante. Lesse che il viagra li teneva duri per ore.
«Sborrarono dappertutto, più volte. Sulla faccia, sulle tette, dentro la fica e nel culo. Io godevo come una pazza, le ondate di orgasmo che mi facevano tremare le gambe. Quando tornai a casa per preparare la cena al cornuto, ero letteralmente spaccata in due. Le gambe larghe, fica e culo doloranti per la violenza con cui mi avevano scopata e inculata. Mi colava ancora la sborra dei due banchieri da culo e fica perché ero arrivata all’ultimo momento e non avevo avuto tempo di farmi una doccia. Quel coglione di Antonio non si accorse di niente. Mi fece i complimenti per l’ottima cena mentre io ripensavo alle oscenità volgari che quei due maiali mi avevano urlato poche ore prima.»
Antonio fissò lo schermo, il cuore che martellava. Sabina si mosse nel sonno, una tettone enorme che rotolava sul lenzuolo. Il suo cazzo era così duro da far male. Non riusciva a staccarsi. C’era ancora un’altra email da aprire.
Antonio non resistette oltre. Con il cuore che gli martellava nel petto e il cazzo che gli pulsava dolorosamente nei pantaloni, aprì l’ultima email. Le dita tremavano sul mouse mentre il testo di Sabina riempiva lo schermo, volgare e brutale come sempre.
«Cara amica, devo dirtelo: ieri in banca è stato una vera gangbang. Il direttore mi aveva promesso di più e ha mantenuto. Quando sono entrata nel suo ufficio durante la pausa, c’erano già due banchieri oltre a lui: uno calvo e corpulento, l’altro più giovane ma con le mani da macellaio. Mi hanno guardata come una puttana da usare. “Togliti quella gonna di merda, vacca”, ha ringhiato il direttore. Io l’ho fatto subito, la fica già gocciolante. Mi hanno spinta sul divano e mi sono ritrovata con tre cazzi duri davanti alla faccia. Li ho succhiati uno dopo l’altro, ingoiando fino in gola mentre mi insultavano: “Troia tettona, succhia come la puttana che sei”.»
Antonio sbottonò i pantaloni. La mano scese sul suo uccello gonfio e cominciò a masturbarsi lentamente, il respiro spezzato. Lesse le parole di Sabina con gli occhi incollati allo schermo.
«Mi hanno messa a pecorina sul tavolo. Il direttore mi ha sbattuto il cazzo enorme nel culo senza pietà mentre il giovane mi fotteva la fica. Doppie penetrazioni brutali, uno dentro l’altro, che mi allargavano tutto. Urlavo come una cagna: “Sì, scopatemi, riempitemi, sono la vostra troia!”. Il terzo mi ha infilato il cazzo in bocca, facendomi soffocare. Poi hanno cambiato: uno mi ha preso in fica mentre l’altro mi inculava e il direttore mi stringeva le tettone schiacciandole. Sudore dappertutto, i loro corpi appiccicosi che mi schiacciavano. Sborravano dentro di me a turno, caldo e denso che mi colava fuori mentre io venivo urlando, la fica che si contraeva sui loro cazzi.»
Antonio gemette piano, la mano che accelerava sul suo membro. Il pensiero di Sabina sottomessa, urlante, riempita da tre uomini lo devastava e lo eccitava allo stesso tempo. Lesse la parte finale con la gola secca.
«Triple penetrazioni: uno in fica, uno nel culo, uno in bocca. Mi chiamavano vacca, troia, puttana da sborra. Io godevo da pazza, le gambe che tremavano, il corpo scosso da orgasmi violenti. Mi hanno riempita di sborra ovunque: dentro, sulla faccia, sulle tette enormi. Quando sono tornata a casa ero distrutta, colante, dolorante e felice. Il cornuto di Antonio non sospettava niente.»
Antonio venne con un rantolo soffocato, schizzando sul pavimento mentre il suo corpo si tendeva. Il senso di umiliazione lo schiacciava, eppure il cazzo continuava a pulsare. Sabina dormiva ignara al suo fianco, le tettone enormi che si alzavano e abbassavano con il respiro. Lui fissava lo schermo, distrutto ed eccitato, incapace di staccarsi.

