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Il meccanico 1

La sera successiva, l'atmosfera nella camera da letto era carica di una tensione elettrica, quasi irrespirabile. Antonio era di nuovo lì, seduto sul bordo del materasso, mentre Sabina dormiva profondamente al suo fianco, nuda, con le sue enormi tettone che salivano e scendevano ritmicamente, offrendo una vista che avrebbe dovuto essere rassicurante ma che ora agiva come una stimolazione per il suo tormento. Tremando visibilmente, Antonio accese il laptop; il ronzio della ventola sembrava un urlo nel silenzio della stanza. Infilò la chiavetta USB con un gesto rapido, quasi violento, e aprì l'email successiva.

Non appena lesse le prime righe, sentì un tuffo al cuore che gli mozzò il respiro. L'argomento era la carrozzeria. Un ricordo vivido e atroce lo travolse: tutte quelle volte in cui, spinto da un desiderio morboso di esibizionismo, aveva costretto Sabina a vestirsi in modo osceno per andare a portare l'auto a riparare. Le aveva fatto indossare abiti così aderenti da sembrare dipinti sulla pelle, scollature che lasciavano intravedere quasi interamente i capezzoli di quelle mammelle mostruose, trasformandola, ai suoi occhi, in una vacca tettona da monta, una puttana in calore esposta al mondo. Lui pensava di godere nel mostrare che quella troia era sua, ma leggendo ora, capì l'orrore della verità: non stava solo eccitando i meccanici, stava alimentando il fuoco della lussuria di sua moglie, rendendola ancora più predisposta a essere presa da chiunque.

Il cuore gli batteva all'impazzata, le viscere erano in tumulto, ma tra le gambe sentiva un'erezione così intensa da diventare dolorosa. Il cazzo pulsava contro il tessuto dei pantaloni, una reazione vergognosa all'umiliazione di quello che stava leggendo.

*«Cara, non puoi immaginare quanto fosse eccitante andare in carrozzeria con Antonio,»* scriveva Sabina. *«Lui mi faceva vestire come una troia, voleva che tutti guardassero le mie tettone, e io fingevo di essere a disagio, ma sentivo gli sguardi di quei meccanici arrapati che mi divoravano. Sentivo i loro bisbiglii volgari, i commenti su quanto fosse grande il mio culo e su come avrebbero voluto sventrarmi. Ogni loro sguardo era come una carezza sporca che mi faceva bagnare completamente le mutandine.»*

Antonio gemette, stringendo i denti. Continuò a leggere, divorando le parole.

*«Poi, qualche giorno fa, mentre Antonio era via per lavoro, la macchina non partiva. Lo chiamai e lui mi disse di contattare la carrozzeria. Mandarono subito uno di loro a casa mia. Era quel ragazzo, ricordi? Quello giovane, robusto, che sbavava sempre per me. Arrivò di prima mattina: era pulito, profumava di fresco e di maschio, un odore che mi ha colpita appena ha aperto il cancello. Aveva le mani grosse, callose, tipiche di chi lavora sodo, e mentre controllava il motore, non smetteva di fissarmi, facendo apprezzamenti volgari su quanto fossero oscene le mie tettone sotto la maglietta.»*

L'immagine di quel giovane maschio, forte e profumato, che fissava le forme di Sabina mentre Antonio era lontano, fece scattare in lui una scarica di gelosia e piacere masochista e cornuto.

*«Dopo che ha sistemato l'auto con due rapidi gesti, l'ho invitato dentro per un caffè. Ero eccitata, lo desideravo da morire, mi immaginavo già presa da lui. Non appena abbiamo varcato la soglia di casa, il tono è cambiato. Il ragazzo è diventato brutale, volgare. Mi ha guardata dritto negli occhi e mi ha sussurrato: "Cazzo, Sabina, ho un cazzone enorme che sta esplodendo solo a guardarti, voglio sventrarti qui e ora".»*

Antonio sentì un brivido scendergli lungo la schiena. Poteva quasi sentire l'odore di quel giovane meccanico nella sua stessa casa.

*«Ho iniziato a gemere e ansimare solo a sentirlo. Non ha aspettato un secondo di più: mi è saltato addosso con una forza bestiale, abbracciandomi stretta e schiacciando le mie tettone contro il suo petto robusto, mentre mi baciava in bocca con una fame animalesca. Mi ha sollevata di peso, facendomi gridare di piacere, e mi ha gettata sul divano. Ha strappato i miei vestiti con una violenza che mi ha fatto impazzire, liberando quel cazzo duro come il marmo, una colonna di carne calda e pulsante che non vedevo da tempo.»*

Sabina iniziò a descrivere il sesso brutale, ogni spinta del giovane meccanico che la trafiggeva con una potenza devastante, ogni insulto sussurrato all'orecchio mentre lei gridava di godimento, sentendosi finalmente posseduta da un maschio giovane e vigoroso che non aveva paura di trattarla come la troia che desiderava essere.

Antonio leggeva le parole di Sabina con il respiro corto, il cazzo che pulsava violentemente contro i pantaloni, quasi a voler rompere le cuciture. Ogni riga era una frustata di piacere e umiliazione che lo lasciava senza fiato.

*«Cara, non puoi immaginare cosa sia stato,»* continuava Sabina nell'email, *«mi ha presa sul divano con una foga bestiale, senza alcuna pietà. Mi ha aperta a gambe spalancate e si è piantato dentro con un colpo secco, con una violenza che mi ha tolto il respiro. Sentivo la mia fica completamente dilatata, stirata da quel cazzone enorme, caldo e bollente che mi trafiggeva fino in fondo, toccando punti che Antonio non ha mai nemmeno sfiorato. Era come se quel pezzo di carne dura mi stesse spaccando in due, e io godevo come una pazza, sentendo le pareti della mia vagina contrarsi e stringersi attorno a quel membro mastodontico, cercando di succhiargli ogni goccia di piacere.»*

Antonio chiuse gli occhi per un istante, immaginando la scena: sua moglie, la sua bellissima Sabina, sventrata sul loro divano da un giovane meccanico che la trattava come un oggetto da sesso. L'immagine lo eccitava a un livello quasi insopportabile.

*«Lui respirava pesantemente sul mio collo, un respiro caldo e affannoso che mi faceva tremare. Mentre mi scopava duro, senza sosta, mi insultava in modo osceno. Mi chiamava "troia", "vacca tettona", mi diceva quanto fosse bagnata e quanto il suo cazzo enorme stesse distruggendo la mia figa. Ogni sua parola volgare era come benzina sul fuoco; più mi umiliava, più io gridavo, più sentivo il bisogno di essere posseduta brutalmente.»*

Il testo proseguiva, descrivendo l'assalto sensoriale che il meccanico aveva sferrato al corpo di Sabina.

*«La sua bocca era un vortice impazzito. Mi baciava con rabbia, mi mordeva il collo, scendeva poi su quelle tettone che lui adorava, succhiandomi i capezzoli turgidi ed eccitati con una forza che mi faceva inarcare la schiena. Mi sussurrava cose volgarissime all'orecchio, descrivendomi esattamente come voleva usarmi, mentre continuava a spingere quel cazzone dentro di me con colpi ritmici e devastanti. Poi, all'improvviso, ho sentito che lui accelerava. Ha iniziato a gemere, a contorcersi, e con un urlo gutturale mi ha sborrato dentro. È stata una quantità di sborra incredibile, un calore esplosivo che ha riempito ogni centimetro della mia fica. Io urlavo insieme a lui, contorcendomi in un orgasmo così intenso che mi ha lasciata tremante e svuotata.»*

Antonio sentì un brivido di puro piacere cornuto. La consapevolezza che sua moglie fosse stata riempita di seme da un altro uomo, mentre lui era via, lo portò sull'orlo dell'estasi. Ma il finale dell'email era ciò che lo aveva colpito di più.

*«Quando è uscito da me, era tutto lucido di sudore e umori. Gli ho preso l'uccello tra le mani, ancora pulsante e ricoperto di sborra e delle mie secrezioni vaginali, e con la bocca e la lingua glielo ho ciucciato per bene, ripulendolo con cura, assaporando il sapore del sesso e del maschio, lasciandolo perfettamente lucido. Nonostante lui avesse appena finito, sentivo che il suo cazzone stava diventando di nuovo durissimo sotto la mia lingua. Mi ha guardata con un sorriso predatore e mi ha detto: "Devo tornare al lavoro, vacca tettona, stasera chiudo io l'officina. Vieni a portare l'auto verso le 19:30 che le devo cambiare un pezzo. Ci sarò solo io e ti voglio scopare di nuovo, tettona, e voglio anche spaccarti il culo, troia. Ah, puttana, vieni vestita come vieni vestita di solito con quel cornuto di tuo marito".»*

Antonio rimase immobile, fissando lo schermo. "Cornuto". La parola risuonava nella sua testa come un gong. Guardò Sabina, che dormiva ancora ignara, con quelle tettone enormi che esalavano sesso anche nel sonno, e sentì un desiderio perverso di vederla tornare a casa dopo essere stata di nuovo devastata da quel giovane meccanico.

L'email si chiudeva dicendo che nella email successiva le avrebbe raccontato come era andata a farsi inculare in officina quella sera.

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