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Il meccanico 2

Antonio tremava mentre cliccava sull'email successiva. Il respiro gli si spezzava in gola, il cazzo ormai dolente dentro i pantaloni. Lesse le prime righe e sentì il mondo girare.

«Cara, quella sera mi sono vestita apposta per farlo impazzire. Ho scelto l'abito più osceno che avevo: una camicetta bianca strettissima, quasi trasparente, così piccola che rispetto alle mie tettone enormi si dilatava all'inverosimile. Sono riuscita ad abbottonare solo due bottoni, che sembravano sul punto di strapparsi da un momento all'altro. Niente reggiseno, solo i capezzoli duri che spingevano contro il tessuto sottile, lasciando l'ombelico scoperto. Poi una minigonna jeans cortissima, senza mutandine, completamente depilata, e tacchi alti che mi facevano camminare sculettando, facendo oscillare quelle tettone oscene a ogni passo. Mi sono truccata da troia, labbra rosse, occhi da puttana.»

Antonio deglutì, immaginando Sabina che usciva di casa vestita così, le tettone che ballavano libere sotto la camicetta trasparente, il culo mezzo scoperto dalla minigonna. Lesse oltre.

«In officina c'era solo lui, a fine giornata. Era sporco, sudato, la tuta blu macchiata di grasso e la cerniera completamente aperta. Il cazzone enorme già fuori, duro, venato, che gocciolava. Appena mi ha vista mi ha aggredita senza una parola. Mi ha girata di schiena, mi ha spinta contro il cofano di un'auto e mi ha piantato il suo cazzone dentro la fica da dietro con un colpo solo. Brutale. Le sue mani zozze mi hanno stretto le tettone, spremendole forte mentre mi scopava come un animale, spingendo quel cazzo grosso dentro di me con violenza.»

Antonio sentì il cuore battergli all'impazzata. Lesse i dettagli sporchi, il modo in cui Sabina descriveva il meccanico che la insultava chiamandola troia tettona mentre le strizzava i capezzoli e la riempiva di botte di cazzo.

«Mi ha scopata a lungo in fica, mi ha fatto gocciolare lungo le cosce. Poi mi ha fatto inginocchiare e me lo sono succhiato tutto, leccando il sapore di fica e sudore. Dopo mi ha scopata tra le tettone, spingendo quel cazzone tra le mie tette enormi, sborrandomi l'anima sul collo e sul petto. Ma non era ancora sazio. Mi ha detto che voleva sfondarmi il culo. Mi ha messa a quattro zampe sul pavimento sporco, ha preso un po' della sua sborra dalle mie tette e me l'ha spalmata sul buco, infilando prima le dita grosse, sputando sopra per lubrificare. Poi ha appoggiato la grossa cappella e ha spinto dentro senza pietà.»

Antonio chiuse gli occhi un secondo, ma li riaprì subito. Non riusciva a fermarsi.

«Mi ha impalata nel culo con spinte possenti e selvagge. Sentivo che mi apriva, che mi sfondava, che quel cazzone enorme mi stava spaccando in due. Urlavo, ma godevo come una vacca in calore. Era il primo orgasmo anale della mia vita. Gridavo cose oscene, lo incitavo a essere più brutale, a sfondarmi ancora più forte. Lui mi ha riempito l'intestino di fiotti caldi di sborra, urlando come uno stallone mentre mi pompava dentro fino all'ultima goccia.»

Antonio era rigido, il cazzo che pulsava dolorosamente. Lesse le ultime righe.

«Sono rientrata a casa camminando con le gambe larghe, tanta era la sborra che mi colava dal culo sfondato. Ho dovuto lavare il sedile dell'auto prima che Antonio si accorgesse di come lo avevo macchiato tornando a casa. Non vedo l'ora di raccontarti la prossima volta che quel porco mi userà di nuovo.»

Antonio fissò lo schermo, il respiro pesante. Sabina dormiva ancora nuda accanto a lui, le tettone enormi che salivano e scendevano lentamente. Il suo cervello era in fiamme. Sapeva che l'email successiva sarebbe arrivata presto. E lui non avrebbe resistito a leggerla.

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