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Il vecchio porco 1
La notte successiva, il silenzio della camera da letto era rotto solo dal respiro pesante di Sabina e dal ronzio elettrico del laptop. Antonio era di nuovo lì, seduto sul bordo del materasso, con il cuore che gli martellava nel petto come un animale in gabbia. Guardò sua moglie: dormiva profondamente, nuda, con quelle tettone enormi che si schiacciavano leggermente contro il materasso, oscillando a ogni respiro. Era una visione di purezza e lussuria, un contrasto atroce con l'immondizia che lui stava per leggere.
Nonostante il dolore, nonostante l'umiliazione che gli lacerava l'anima, Antonio sentiva il proprio cazzo già duro, pulsante, quasi doloroso. Era diventato dipendente da quel veleno. Con un gesto rapido e febbrile, aprì l'email successiva.
*«Tesoro, non puoi immaginare l'estasi in cui sono caduta l'altro giorno. Ti ricordi quello di cui ti parlavo? Il marito della figlia della anziana vicina, quel lurido vecchio porco che passa ogni tanto per portare sua moglie dalla vecchia. Dio, che schifo di uomo! Ha più di sessant'anni, è grasso come un maiale, con un pancione enorme che sembra esplodere dai pantaloni e una faccia rotonda, con due occhietti piccoli e perversi che non ti guardano, ti divorano. Non ha nessuna cura di sé: pelle unta, odore di sudore rancido e un alito che puzza di tabacco e incuria. È la definizione stessa di volgarità.»*
Antonio deglutì, sentendo la saliva farsi densa. Immaginò quel vecchio, quel maiale umano, che fissava sua moglie con desiderio animalesco. La gelosia bruciava, ma l'eccitazione era più forte.
*«Ogni volta che mi incrocia, non perde tempo con i convenevoli. Mi urla cose oscene, mi dice che le mie tettone sono fatte apposta per essere scoperchiate e scoperchiate, che sono una troia nata, una vacca che aspetta solo di essere usata. E sai cosa, tesoro? Mi fa impazzire. Sapere che un uomo così lurido, così distante dal concetto di "gentilezza", mi desideri in modo così brutale, mi fa bagnare solo al pensiero. Mi sento un oggetto, una cosa da usare, e questo mi eccita più di qualsiasi altra cosa.»*
Antonio emise un gemito soffocato, la mano che scivolò istintivamente a stringere il proprio membro. Leggeva le parole di Sabina e sentiva il proprio orgoglio frantumarsi, sostituito da un bisogno viscerale di sapere quanto fosse stata degradata.
*«Quel giorno Antonio era via per lavoro. Volevo fargli una sorpresa per quando fosse tornato, così mi ero vestita in modo osceno: un vestitino di seta trasparente, senza reggiseno, che lasciava i capezzoli in rilievo e le mie tettone che saltavano a ogni movimento. Ero in giardino a sistemare l'orto, chinata, con il culo all'aria. Ed eccolo lì, davanti al cancello. Quel maiale mi ha vista e ha letteralmente sbavato. Mi ha aggredita verbalmente, chiamandomi "troia" e "puttana delle tettone", dicendomi che voleva infilarmelo in ogni buco finché non avessi smesso di gridare.»*
Il respiro di Antonio divenne un rantolo. Poteva quasi sentire l'odore di quel vecchio, il contrasto tra la pelle setosa di Sabina e la sporcizia di quell'uomo.
*«Ero così eccitata che non riuscivo a stare ferma. Gli ho sorriso, provocante, e l'ho invitato a bere un caffè. Non ha nemmeno aspettato che aprissi bene il cancello; è entrato in casa come un toro, puzzando di sudore fetido e di sporco. Non si era nemmeno lavato i denti, sentivo l'odore della sua bocca mentre mi afferrava per i capelli e mi schiaffeggiava il culo con una forza bestiale. Mi ha saltato addosso senza pietà, schiacciandomi contro il tavolo della cucina con quel suo pancione enorme che mi toglieva il fiato.»*
Antonio stava pompando il proprio cazzo con una foga quasi violenta, gli occhi sbarrati sullo schermo.
*«Quando si è abbassato i pantaloni, sono rimasta senza fiato. Aveva un cazzone enorme, tesoro, un bastone venato e scuro, molto più grande e grosso di quello di Antonio. Era un'arma di carne che sembrava non finire mai. Mi ha strappato il vestitino, liberando le mie tettone che lui ha iniziato a mordere e a schiacciare con le sue mani sporche, mentre mi insultava, dicendomi che ero solo un buco per il suo piacere. Poi, senza alcun preavviso, mi ha afferrata per le cosce e si è spinto dentro di me con un colpo secco, brutale, che mi ha fatto gridare in tutta la casa. Era un sesso animalesco, sporco, senza alcuna tenerezza. Sentivo il suo sudore colare su di me, il suo peso che mi schiacciava, e ogni spinta era come un martello che mi trafiggeva l'anima. Mi sentivo una vera troia, una vacca da monta tra le braccia di un porco, e godevo come non ho mai goduto in vita mia...»*
Antonio sentiva il proprio cazzo pulsare con una violenza quasi insopportabile, la mano che stringeva il membro in una presa spasmodica mentre gli occhi divoravano ogni singola parola di quel racconto degradante. L'umiliazione era un incendio che gli consumava le viscere, ma l'eccitazione che ne derivava era un piacere oscuro, proibito, che lo rendeva schiavo di sua moglie e di quell'ignoto vecchio porco.
*«Tesoro, non puoi capire cosa significasse sentirsi sfondare così. Antonio è dolce, è attento, ma quel maiale... quel maiale mi trattava come un pezzo di carne. Ogni spinta era un colpo brutale che mi spostava letteralmente sul tavolo, sentivo il rumore della sua carne grassa che sbatteva contro il mio culo, un suono viscido e volgare. E quel cazzo... Dio, quel cazzone enorme! Mentre mi trafiggeva, non potevo fare a meno di pensare a quanto fosse diverso da quello di mio marito. Antonio è piccolo, quasi insignificante al confronto; il cazzo del porco invece era un bastone di carne scura e venata che mi apriva la fica in modo spietato, raggiungendo profondità che Antonio non ha mai nemmeno sfiorato. Mi sentivo letteralmente spalancata, dilatata, posseduta da una forza bestiale che mi faceva perdere ogni briciolo di dignità, e più mi sentivo una troia, più il mio clitoride pulsava di un piacere elettrico.»*
Antonio emise un gemito strozzato, quasi un pianto di piacere e dolore. Immaginare Sabina, la sua bellissima Sabina, che confrontava le loro dimensioni mentre veniva violentata da un vecchio lurido, lo faceva sentire minuscolo, castrato, eppure incredibilmente eccitato.
*«A un certo punto, quel bastardo si è fermato. Mi ha afferrata per i capelli, tirandomi la testa all'indietro con forza, e ha estratto quel mostro dalla mia fica. Era lucido di succhi e sudore, gonfio, pulsante e puzzava di sesso e di sporco. Mi ha ordinato di leccarlo, di pulire ogni centimetro di quel cazzo lurido. Mi sono inginocchiata davanti a lui, sentendo l'odore rancido del suo sudore che mi invadeva le narici, e ho iniziato a leccarlo con foga. Era un sapore amaro, salato, disgustoso, ma l'idea di essere sottomessa a quell'uomo mi faceva impazzire. Lo ho succhiato con avidità, godendo dell'umiliazione di essere ai piedi di un maiale.»*
Il respiro di Antonio era ormai un rantolo. La sua mano accelerava il ritmo, quasi a voler imitare la brutalità descritta nelle email.
*«Poi mi ha spinta di nuovo sul tavolo, mi ha divaricato le gambe con violenza e si è infilato dentro con un urlo primordiale. Mi ha sfondata ancora e ancora, senza sosta, finché non ho sentito che stava per arrivare. Ha iniziato a spingere con una forza disumana, quasi a volermi spaccare in due, e mentre sborrava abbondantemente dentro la mia fica, ha urlato in faccia a me: "Ti metto incinta, tettona puttana! Ti riempio di seme, vacca oscena!". Quel grido, unito al calore incredibile del suo sperma che mi inondava l'utero, mi ha scatenato un orgasmo così violento che ho iniziato a tremare in tutto il corpo, gridando come una pazza mentre le mie tettone saltavano impazzite sotto il suo peso.»*
Antonio stava per venire, il corpo teso come una corda di violino, ma continuava a leggere, ossessionato dal finale.
*«Ma non aveva finito. Quel porco voleva tutto. Mi ha obbligata a leccargli tutto il corpo, a pulire con la lingua ogni piega della sua pelle unta e sudata, scendendo fino alle palle gonfie e sporche. Poi, mentre il suo cazzo tornava duro, ancora gocciolante di sborra, mi ha afferrata per la gola e mi ha costretta a un pompino violento. Mi spingeva la testa contro il bacino con forza, quasi soffocandomi, obbligandomi a ingoiare ogni goccia del suo secondo carico di sperma lurido. Quando ha finito, si è rivestito con noncuranza e se n'è andato, chiamandomi ancora una volta "vacca oscena" mentre chiudeva il cancello.»*
*«Sono rimasta lì, nuda sul pavimento della cucina, tremante, coperta di sudore e sperma, con le gambe che non mi reggevano più. Ero distrutta, degradata, ma eccitata come non lo ero mai stata. Mi sono fatta una doccia lunga, strofinandomi la pelle per togliere l'odore di quel bastardo, anche se in fondo desideravo che rimanesse. Mi sono rivestita normalmente, ho riordinato la cucina e, quando Antonio è tornato a casa, non gli ho fatto nessuna sorpresa. L'ho accolto con un sorriso dolce, mentre dentro di me ridevo pensando a quanto fossi stata sventrata da un vero maschio.»*
Antonio collassò all'indietro sul letto, il proprio sperma che macchiava le lenzuola in un orgasmo solitario e devastante. Guardò Sabina, che dormiva ancora ignara, e sentì un misto di odio, adorazione e un desiderio morboso di sapere chi altro avesse usato quel corpo divino.

