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Il vecchio porco 2

Antonio, il respiro affannoso mentre il laptop illuminava il volto di Sabina, ancora avvolta nel sonno. Il suo cazzo pulsava di nuovo contro la stoffa dei pantaloni, un bisogno urgente che sembrava crescere ad ogni parola letta. Con le dita che tremavano appena, spostò il cursore sulla posta successiva, il cuore che batteva forte come un martello. Il nome dell’amica di infanzia brillò nuovamente sullo schermo e, senza esitare, aprì il messaggio.

*«Ciao tesoro, devo raccontarti quello che è successo il giorno dopo mentre Antonio era al lavoro. Il vecchio porco e’ tornato, me lo aspettavo e mi ero vestita, diciamo in modo provocante con le mie forme esplosive. Me lo vedo comparire sul cancello del giardino, grasso come un maiale, con un pancione che sembra un sacco di cemento e due occhi piccoli e perversi che mi scrutano come se volessero già divorarmi. Mi avvicino, puzza di sudore vecchio e di alcol. Sono eccitata, mi fa venire voglia di essere usata.»*

Antonio sentì un brivido gelido percorrergli la schiena, poi un’ondata di calore che gli esplose nel basso ventre. Le parole di Sabina erano un veleno dolce che gli scorreva nelle vene, mescolando la gelosia a una eccitazione viscosa che lo faceva fremere. Chiuse gli occhi per un attimo, immaginando quel vecchio lurido, il suo ventre flaccido che si muoveva ad ogni passo, l’odore di corpo non lavato che aleggiava intorno a lei.

*«Indossavo un top scollato che lascia appena intravedere le mie tettone enormi e shorts aderenti che evidenziano ogni curva. Il sole picchiava forte, sudavo già dalla fronte e il vecchio porco mi fissava con la bava alla bocca. Mi disse, con quella voce rauca e volgare: “Ehi, troia, quelle tettone sono fatte per essere scopate, sei una vera vacca da monta.” Il suo odore di sudore e di piedi non lavati mi avvolse come una nuvola di maschio selvaggio e, nonostante la schifezza, il mio cuore iniziò a battere più forte. Mi eccitò l’idea di essere trattata così, di essere chiamata puttana mentre lui mi desiderava con quella fame bestiale.»*

Antonio senti il proprio membro pulsare ancora più forte, una voglia irrefrenabile di affondare dentro quella fantasia, di sentire il calore di quel corpo sudato contro la sua pelle. La mano, quasi di sua volontà, scivolò dentro i pantaloni e iniziò a strofinarsi lentamente, il pollice che premette sulla punta già bagnata di liquido seminale.

*«Gli ho sorriso, ho fatto finta di non essere intimidita e gli ho detto: “Perché non entri a prendere un caffè? Te lo faccio piu’ buono di ieri e forse ti calma un po’.” Lui è entrato senza dire una parola, il puzzo di corpo non lavato e di alcol vecchio mi ha colpito in pieno viso. Aveva il cazzo già duro nei pantaloni, un grosso bastone che spuntava dalla patta, molto più grande di quello di Antonio, grosso e venato, pronto a scoppiare.»*

Un gemito basso sfuggì dalle labbra di Antonio, il suo respiro si fece affannoso mentre continuava a leggere, le dita che battevano nervosamente sulla tastiera, la sua mano che accelerava il ritmo sul proprio cazzo.

*«Mi ha afferrato subito per i fianchi, mi ha sollevato di peso e mi ha sbattuta contro il muretto del giardino, il suo ventre grasso premuto contro il mio ventre, il suo cazzo enorme che premeva contro le mie cosce. Ho sentito il suo odore di sudore e di corpo non lavato mescolarsi al mio profumo di pelle calda, e mi è venuta quasi voglia di venire già allora. Lui ha cominciato a sbattermi con una forza bestiale, ogni colpo era un colpo di maiale che mi faceva sobbalzare, le mie tettone sbattevano contro il suo petto sudato e io gridavo, non per dolore, ma per piacere.»*

Antonio sentì il sangue ardere nelle tempie, la gelosia si trasformò in una fiamma che lo avvolgeva. Le parole di Sabina erano una tortura dolce: «Mi chiamava “troia grassa”, “vaccona da monta”, mentre il suo cazzo mi penetrava fino in fondo, sentivo ogni centimetro di quella carne grossa e calda allargarmi, allargarmi fino a farmi sentire piena fino alla gola. Il suo sudore gocciolava sulla mia faccia, mi entrava in bocca, sapeva di sale e di qualcosa di animalesco, e io lo leccavo avidamente, volendo assaporare ogni goccia di quel maschio sudato.»

Il racconto proseguì con una crudezza che fece fremere Antonio: «Dopo qualche minuto di quel martellamento, lui mi ha afferrato i capelli, mi ha trascinata a terra e mi ha fatta mettere a pecorina. Il suo ventre pesante mi schiacciava la schiena, il suo cazzo ancora duro mi penetrava da dietro con una forza che mi faceva vedere le stelle. Ogni affondo era un colpo di maiale che mi faceva sentire il mio interno allargarsi, le mie labbra della fica si allargavano attorno a quel bastone enorme, e io gemetti, sentendo il piacere montare come un’onda.»*

Antonio si portò una mano al proprio membro, iniziando a strofinarlo attraverso la stoffa dei pantaloni, il bisogno di sfogare quella tensione era quasi doloroso. Il suo respiro era corto, affannato, mentre continuava a leggere, gli occhi fissi sulle parole che descrivevano la scena con una crudezza che lo faceva impazzire.

*«Poi, mentre ero ancora lì, ansimante e con la fica ancora pulsante, lui ha estratto il suo cazzo, ancora grondante di sperma e dei miei umori, e me lo ha messo davanti alla faccia. “Succhia, troia, puliscimi bene, voglio sentire il tuo gusto di puttana mentre mi lecchi lo sperma dal cazzo.” Ho aperto la bocca e ho cominciato a leccare dalla base, risalendo lungo l’asta, sentendo il sapore amaro del suo sperma mescolato al mio stesso gusto, ogni passata di lingua era una scossa che mi faceva urlare di piacere. Lui mi insultava, mi chiamava “cagna grassa”, “vacca da monta”, mentre il suo cazzo si induriva ancora di più sotto la mia bocca, e io, invece di fermarmi, ho accelerato, volendo farlo esplodere nuovamente dentro di me.»*

Antonio sentì un fremito di invidia e di eccitazione allo stesso tempo. Il pensiero di Sabina così totalmente presa, così desiderosa di essere usata e umiliata da quel vecchio porco, lo faceva fremere. Il suo membro era ormai dolorosamente teso, la pelle tesa e pronta di nuovo a esplodere. Senza pensarci, tirò fuori il cazzo dai pantaloni, lo strinse con forza e iniziò a pompare velocemente, immaginando le labbra di Sabina avvolte attorno a quel enorme bastone sudato, il vecchio che la chiamava troia mentre lei godeva di ogni insulto.

L’email continuò: «Quando finalmente ha estratto l’ultimo gocciolamento dal suo cazzo, mi ha guardato negli occhi e ha detto: “Sei davvero una puttana nata, tesoro. Ora vai a lavarti la bocca, ma ricorda che il sapore di me resterà sempre su di te.” Ho sentito il suo sperma caldo colarmi sulle labbra, ho leccato avidamente, godendo di quel sapore proibito, di quel mix di sudore, sperma e umori che mi faceva sentire viva come mai prima.»*

Antonio chiuse gli occhi, lasciando che le immagini si sovrapponessero al corpo di Sabina accanto a lui. Il seno enorme si alzava e abbassava con il respiro regolare, i capezzoli scuri erano duri, quasi a sfidarlo. Sentì il desiderio di svegliarla, di farle sentire il suo stesso desiderio, di farle capire che sapeva, che aveva letto ogni parola oscena, e che nonostante tutto, voleva ancora possederla, voleva sentirla gemere sotto di lui mentre lei, forse, ricordava ancora il sapore di quel vecchio porco sudato.

Con la mano tremante, Antonio spostò lentamente il lenzuolo, esponendo ulteriormente il corpo di Sabina, pronto a trasformare la lettura di quelle parole in un nuovo atto di possesso, mescolando il dolore della scoperta al fuoco della sua stessa eccitazione, ma non lo fece. Rimase lì, a guardare, a respirare, a sentire il proprio cuore battere all’impazzata mentre la notte avvolgeva la stanza in un silenzio carico di promesse e di tradimenti ancora da consumare. Il suo cazzo pulsava nella presa, pronto a esplodere, mentre la mente di Antonio si perdeva nel pensiero di quel vecchio porco grasso e sudato che aveva appena violato la sua moglie, e della possibilità di farlo a sua volta, di prendere quel corpo enorme e farlo suo, di sentire le sue tettone enormi schiacciarsi contro il suo petto mentre lei, ancora addormentata, avrebbe potuto svegliarsi e scoprire che il marito sapeva tutto. La tensione era quasi insopportabile, e il solo pensiero di poterla prendere così, di sentirla ansimare sotto di lui mentre lei ricordava ancora il sapore di quel vecchio maiale, lo portò sull’orlo dell’orgasmo. Un ultimo, profondo respiro lo trattenne sul bordo, il corpo teso come un arco, pronto a scoccare.

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